
Negli ultimi anni quasi tutti gli assistenti AI hanno adottato la stessa interfaccia: una chat, una tastiera e una conversazione fatta di messaggi.
È un paradigma che funziona molto bene sul desktop, ma che sullo smartphone mostra alcuni limiti. Quando si è in movimento, si sta lavorando o semplicemente si hanno le mani occupate, scrivere ogni richiesta interrompe il flusso dell'attività.
Da questa riflessione è nato Voeece, un progetto con cui ho voluto sperimentare un'interazione completamente diversa, progettata fin dall'inizio per essere utilizzata con la voce.
La scelta più radicale è stata eliminare completamente la tastiera.
Perché eliminare la tastiera?
Può sembrare una scelta estrema, ma aveva un obiettivo preciso.
Ogni volta che un'app mostra un campo di testo, invita automaticamente l'utente a scrivere. Di conseguenza la voce diventa una modalità secondaria, utilizzata solo occasionalmente.
Volevo ottenere l'effetto opposto: fare in modo che parlare fosse l'interazione principale.
Per questo tutta l'interfaccia è stata costruita attorno alla conversazione vocale, eliminando qualsiasi elemento che potesse distrarre o spingere l'utente a cambiare modalità.
Un'interfaccia costruita attorno alla conversazione

Anche il design segue questa filosofia.
Al centro dello schermo è presente un orb animato che rappresenta l'assistente. Durante l'ascolto, l'elaborazione della richiesta e la risposta vocale, l'animazione cambia stato per comunicare in modo immediato cosa sta facendo l'applicazione.
Non è un semplice elemento grafico: sostituisce indicatori, messaggi e schermate di caricamento con un feedback visivo più naturale e immediato.
L'obiettivo era rendere l'interazione il più possibile continua, senza interrompere la conversazione.
La voce non basta
Eliminare la tastiera non significa eliminare lo schermo.
Uno dei limiti degli assistenti vocali tradizionali è che cercano di trasformare tutto in una risposta parlata. Questo funziona bene per una domanda semplice, ma diventa poco pratico quando bisogna consultare dati complessi.
Pensiamo, ad esempio, a una lista di attività o ai risultati di una ricerca: ascoltare venti elementi uno dopo l'altro è molto meno efficace che visualizzarli.
Per questo Voeece combina voce e interfaccia grafica.
Quando il modello richiama uno strumento dell'applicazione, sullo schermo vengono mostrati direttamente i componenti più adatti alla situazione. Nel caso dell'integrazione con Notion, ad esempio, l'assistente visualizza una scheda interattiva con filtri e checkbox, permettendo di completare un'attività con un semplice tocco senza interrompere la conversazione.
La voce diventa quindi il modo per esprimere l'intenzione, mentre l'interfaccia grafica entra in gioco solo quando rende l'esperienza più chiara e veloce.
Suggerire il passo successivo
Un altro aspetto che ho voluto sperimentare riguarda la continuità della conversazione.
Dopo ogni risposta, l'app può proporre alcune azioni contestuali, cioè suggerimenti coerenti con quello che l'utente sta facendo.
Se, ad esempio, vengono mostrati i task di un progetto, Voeece può suggerire automaticamente azioni come filtrare le attività completate, crearne una nuova o ottenere un riepilogo.
In questo modo l'utente non deve ogni volta pensare a cosa chiedere dopo: l'app anticipa le operazioni più probabili, rendendo l'interazione più fluida.

Cosa ho imparato da questo progetto
Più che costruire un semplice chatbot, con Voeece volevo capire come rendere l’AI uno strumento davvero utilizzabile su smartphone.
Le conclusioni principali a cui sono arrivato sono:
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la voce da sola non basta: serve un supporto visivo quando i dati diventano complessi;
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il testo da solo è limitante: molte operazioni sono più efficaci con componenti interattivi;
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l’AI diventa molto più utile quando può interagire con strumenti reali, come un database o sensori dello smartphone.
Conclusione
Voeece è stato soprattutto un esperimento di UX, integrazione AI e design dell’interazione. L’obiettivo non era creare “un’altra chat con un modello linguistico”, ma esplorare un modo diverso di collaborare con l’intelligenza artificiale su un dispositivo mobile.
Credo che il passo successivo per gli assistenti AI non sia avere risposte sempre più lunghe, ma combinare conversazione, azioni e interfacce dinamiche in un’esperienza unica e coerente.
Ed è esattamente la direzione che ho cercato di seguire con questo progetto.